Tra i tanti cambiamenti che la pandemia ha portato uno riguarda senz’altro il lavoro: a casa o in ufficio? L’uomo è un animale sociale che ha bisogno di contatti e relazioni anche sul lavoro è dunque davvero impensabile che sia possibile trasferire sui canali digitali la maggior parte delle attività che implicano collaborazioni interpersonali. E se l’ ufficio non verrà soppiantato in quanto luogo che crea un senso di appartenenza e dove avviene la condivisione che genera le idee, è altrettanto vero che la pandemia, con l’incremento dello smart working, ha accelerato un cambiamento che era già in atto in alcune aziende. In questo cambio di ritmo e di abitudini, lavorative e dunque anche professionali e personali che ci ha imposto la pandemia, si inseriscono gli spazi coworking. Dopo mesi passati a lavorare reclusi, gli spazi coworking posso diventare un’appendice...

Quante volte in quest’ultimo periodo è stato utilizzato l’aggettivo essenziale, inizialmente per definire le professioni considerate indispensabili a gestire la pandemia: medici, infermieri e operatori sanitari. Poi, quando la messa in atto di misure di sicurezza ha permesso progressivamente di contenere l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia, si è iniziato a parlare di progressiva riapertura delle attività produttive considerate sempre essenziali: industrie, cantieri, ristorazione, attività legate alla cura della persona, ma ancora oggi nulla si sa in merito alla riapertura delle scuole e delle attività culturali: cinema, teatri, musei, festival letterari e tanto altro ancora destinato a soddisfare il bisogno di socialità dell’uomo. E allora mi è venuto in mente il bellissimo passaggio de Il Piccolo Principe di Antonie de Saint- Exupéry...

Il termine resilienza è da sempre associato alla fisica e indica la capacità di un metallo di resistere alle forze che gli vengono applicate (un urto). Per il metallo la resilienza rappresenta il contrario della fragilità.   Traslato in ambito psicologico: la persona resiliente è l’opposto di una persona facilmente vulnerabile. Per questo motivo, quando in questi giorni ho letto che “ dobbiamo essere resilienti” per affrontare quanto sta accadendo, un evento inaspettato e destinato a portare un profondo cambiamento nello nostre vite, ho pensato che forse no dovremmo parlare in termini di resilienza, ma di resistenza. In questo momento siamo senza dubbio fragili, vulnerabili e insicuri, impauriti. La resilienza non è una modalità di approccio immediata ed è molto difficile integrarla nel nostro stile...

Unplug in inglese significa disconnettere, staccare la spina. E’ un termine che si usa soprattutto in ambito musicale quando si vuole definire il riarrangiamento in chiave acustica di un brano. In questo caso la volontà dell’artista è quella di offrire ai propri fan un’esperienza più intima mettendo al centro le parole e dando spazio a una interpretazione più autentica. Si crea in questi casi una relazione più profonda con il pubblico che viene messo in una condizione di ascolto assoluta. In questo periodo siamo stati chiamati a staccare la spina. Il lockdown ha improvvisamente paralizzato le nostre vite e ci imposto un cambio i ritmo. Abbiamo avuto l’ opportunità inaspettata di vivere per qualche tempo la nostra vita in versione unplugged, dosando con cura tempi e suoni, ritmi e parole, silenzio e ascolto, isolamento e condivisione. A distanza di più di due mesi...

La formazione è uno degli ambiti più importanti del Foyer. Oggi più che mai, dentro e dopo questa terribile emergenza sanitaria che stiamo vivendo, è fondamentale pensare al prossimo futuro e organizzarsi, non solo per proseguire con la nostra professione ma per capire anche dove possiamo migliorare, se è possibile cambiare, in che direzione andare. Ma come si fa? La formazione può essere una vera opportunità per ricominciare e rilanciare la propria attività. In primis per i giovani ma anche, e probabilmente a maggior veduta, per chi non è più giovanissimo e in qualche modo ha la necessità di aggiornarsi o di trovare nuove strade per riproporsi nel mercato. Quando ho deciso di lasciare il mio lavoro per avviare il Foyer lessi...

La relazione è vita. La relazione è vita. È scambio, incontro, confronto, ascolto, evoluzione, opportunità. Le relazioni sono linfa vitale per il Foyer. Sono, direi, la quintessenza del Foyer. Perché dalle relazioni nascono i nostri progetti, perché nel confronto nascono nuovi modi di vedere il mondo e di affrontarlo e si sviluppa la bellezza delle nostre vite.  In questi tempi di emergenza la relazione fisica è venuta meno, ma fortunatamente, per la prima volta nella storia, i social ci hanno aiutato a rimanere in contatto, condividendo, per quanto possibile, non solo messaggi di incoraggiamento e vicinanza, ma anche esperienze artistiche, didattica, lavoro, solidarietà, informazione. La distanza forzata ci ha obbligato a trovare nuovi riti virtuali o, forse, a ritrovarne alcuni, a cui, prima della...

Qualche tempo fa, molto prima che ci ritrovassimo dentro l’emergenza del Coronavirus, avevo ritagliato un articolo illuminante in cui una giornalista chiedeva allo psicanalista Massimo Recalcati che valore avesse oggi la bellezza. “ Oggi la bellezza – risponde Recalcati – non può coincidere con l’armonia, la proporzione, la bella forma. Dobbiamo pensarla in rapporto alla ferita: non nell’armonia ma nella disarmonia.  E’ la bellezza del frammento, del dettaglio, del filo d’erba che sbuca dalla prigione del muro”. Nel rileggere ora questo passaggio penso a quanto sia attuale e a quanti di noi hanno cercato, in questo periodo, per sopravvivere alle emozioni  “quel filo d’erba che sbuca dalla prigione del muro”. Una riflessione sulla “ bellezza oggi” è il presupposto per confrontarmi con voi e chiedervi se, durante e dopo questo periodo di restrizioni, avete pensato...

Mai come in questo periodo molti di noi hanno avuto la possibilità di riflettere sui valori che definiscono la nostra identità.E’ importante sfruttare il tempo che abbiamo a disposizione per interrogarci sul significato delle nostre azioni non solo in relazione a noi stessi, ma all’intera comunità. La realtà ci dimostra ogni giorno come i nostri comportamenti siano in grado di influenzare ciò che ci circonda; averne la consapevolezza può rappresentare una forza che dobbiamo essere in grado di sfruttare per comunicare in maniera efficace quali sono i valori in cui crediamo. Quanto ho pensato al progetto Foyer questi sono stati i pensieri a cui ho cercato di dare voce. Il progetto si chiama Foyer perché è ospitato negli splendidi locali della scuola di teatro Spazio H.Vox di Brescia; inoltre foyer in francese significa casa: una coincidenza...

Quando ho iniziato a immaginare il Foyer il cambiamento dentro di me era già vivo. E se penso che in questi giorni è un anno che questo cambiamento ha iniziato a concretizzarsi e prendere forma, non posso nascondere un po’ di gioia e commozione. Foyer oggi è un luogo vivo dove donne, uomini, giovani, adulti s’incontrano per confrontarsi, creare valore, appassionarsi, imparare, crescere, migliorarsi, lavorare, trovare nuove strade. Quando ho deciso di cercare la mia strada per me il coaching è stato fondamentale. Dopo vent’anni di lavoro in ambito impiegatizio in una società di leasing ho capito che era arrivato il momento di ritrovare il mio tempo, di cambiare, di dare concretezza a progetti e passioni, di ricominciare da me, da Fausta, da ciò...